Esito gita Cima Centrale di Val Loga 3004 m

sa 1 feb 2020

Ci risiamo, dopo esattamente un anno il corno orientale di Nefelgiù si nega agli scialpinisti della SEM.Il bollettino valanghe recita 3 marcato per la Val Formazza, il meteo preannuncia forti raffiche di vento. I pendii che ci attendono possono riservare sorprese poco piacevoli per cui dopo vari consulti e ragionamenti si decide a malincuore di cambiare meta.La nuova destinazione viene scelta per vari motivi: è più sicura dal punto di vista del rischio valanga, i capigita la conoscono abbastanza bene, offre un comodo bivacco come punto di appoggio per ogni eventualità. Si parte quindi alla volta di Montespluga per tentare la cima centrale di Val Loga.Al parcheggio l’aria è meno fredda di quanto ci si aspetti a quota 1900 e in pieno inverno. Siamo in quattordici ma purtroppo uno dei partecipanti si accorge solo all’ultimo di un problema irrisolvibile su uno scarpone. È saltato uno degli inserti pin, danno non risolvibile con mezzi di fortuna.Si parte dunque in tredici, prima sul vasto piattone poi per pendii sempre più ripidi. La visibilità è scarsa ma sufficiente. La neve offre ottimo appiglio alle pelli per cui si progredisce sicuri, ognuno con il suo passo. I capigita sono in testa e in coda al gruppo per evitare smarrimenti nel fitto.A quota 2700, ormai in prossimità del bivacco, le nuvole si diradano offrendo una magnifica vista del vallone e delle cime circostanti.Ci si ricompatta davanti al Cecchini per tirare il fiato in vista dei 200 metri che ci separano dalla cima. Due partecipanti un po’ affaticati decidono di non proseguire oltre. Per fortuna il bivacco rende comoda e sicura l’attesa. Il resto del gruppo si incammina raggiungendo in breve il bel pendio finale.Al suolo ci sono adesso circa trenta centimetri di neve fresca. Si procede a prudente distanza per evitare eccessivo sovraccarico. Dopo qualche inversione sul ripido si lasciano gli sci nei pressi di un costone roccioso e per breve cresta ben innevata si raggiunge velocemente la vetta. Il cielo a quota 3000 è perfettamente sgombro e ci si gode una fantastica vista che spazia dai vicini Ferrè e Tambò a centinaia di altre cime.La discesa regala una bella ma breve sciata sul pendio finale. Dal bivacco in giù si torna in pieno nuvolone, ancora più fitto che all’andata. Non si può far altro che scendere lenti e prudenti nonostante la buona neve. Anche in discesa come in salita tutto il gruppo si dimostra preparato e responsabile.Si arriva così al parcheggio attorno alle 13:30, ragionevolmente stanchi ma soddisfatti. Sosta d’obbligo presso un bar di Campodolcino per qualche meritata birra con tutto il gruppo al completo.Restate sintonizzati perché prima o poi faremo questo corno di Nefelgiù in gita sociale!