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Fontainebleau 2008 - Chi è senza peccato scali la prima pietra

Ponte del 25 Aprile, si va a Parigi.
Per una volta, fanculo la scalata.
Quattro giorni a Pa-ri-gi: storia, cultura, musei, shopping.

Sono felice di fare qualcosa di diverso dal solito, anche se un tarlo sottile ma insistente lavora nella mia testa: com'è possibile che quell'arrampileso del Pisciotta abbia organizzato una vacanza di questo genere ?
Mah.
Dice che andiamo con due suoi amici, appassionati di arte.
Strano pure questo. Boh, saranno amici della Bonetto.

All'appuntamento di giovedì mattina qualcosa torna e qualcosa no.
I due amici, tutto sommato, tornano.
Uno magro tutto tatuato con una luce nervosa e disperata negli occhi (lo chiamano "Granze").
L'altro, coda scarmigliata e dressing code da supergiovane, si muove con fare dinoccolato e sguardo vitreo (lo chiamano "Cappuccio", forse per via del modello di felpa che indossa).
Il primo sembra in crisi d'astinenza, l'altro appena fatto.
Sì, potrebbero proprio essere artisti... forse i miei sospetti erano mal riposti.
Ciò che invece proprio non torna sono quei tre materassi che vengono stipati nel baule: c@zzo, il Pisciotta mi aveva parlato di notti in hotel !

Dopo 10 minuti di macchina, alcune cose mi sono già ben chiare.
"Granze" è davvero in astinenza, ma da fumo: ieri ha deciso di smettere. Scopriremo con orrore che il volume di gas espirato (meglio dire espulso) dal suo corpo rimarrà costante nonostante la mancanza delle sigarette: se qualche medico ci stesse leggendo, consiglierei di abbinare dei robusti tappi in sughero alle confezioni di cerotti alla nicotina.
"Cappuccio" si riprende dal torpore (anche un supergiovane 2 ore di sonno le paga) alla vista della Cresta di Peuterey sfavillante di neve e sole, e cerca di convincere il gruppo ad abbandonare la missione originale per partire alla conquista del Monte Bianco.
Si manifesta così dopo due sole ore la sua filosofia di vita: "profilo alto, sempre".
Ah, osservazione inquietante: nessuno dei due è un artista; i sospetti riprendono quota.

Dopo alcune ore di viaggio trascorse senza nuove scoperte (si è parlato solo di faiga), le sponde della strada che percorriamo si gonfiano. Betulle, faggi e pini marittimi corrono veloci al nostro fianco, sostituendosi ai campi di erba medica e di colza che ci avevano accompagnato fino a quel momento.

Ci fermiamo in un parcheggio sul limitare della foresta ed il Pisciotta, interpretando il mio sguardo interrogativo, mi spiega: "c'è un museo molto interessante qua vicino, vale la pena visitarlo prima di ripartire".
Puzza di bruciato.
Intensa puzza di bruciato.
Quasi fuoco vivo, direi.

Mi inoltro per un breve tratto di sentiero.
C'è poca vegetazione nel sottobosco. Il terreno è un misto di sabbia ed argilla, piano e morbido.
Mi fermo un istante.
Sento il rumore leggero degli aghi di pino agitati da una brezza appena accennata.
E, ad un tratto, le vedo.
C@zzo, ma allora è vero.
C'è davvero un museo qua, il Pisciotta aveva ragione.

Sculture ovunque.

Rimango a bocca aperta, le forme modellate nell'arenaria sono stupefacenti opere d'arte.
Mi giro verso il Pisciotta, che mi guarda con aria sorniona, ed esclamo "Mica vorremo andare a Parigi, vero " ?

Arrampichiamo 3 ore, poi la pioggia ci caccia da Bas Cuvier.
L'hotel è veramente preciso; ci accoglie la receptionist dalla voce vellutata che ha animato i sogni erotici del Pisciotta (anzi del Pischiottà, come viene ribattezzato all'istante).

La mattina dopo è dedicata essenzialmente a due attività: colazione medioevale e svacco al sole nel piacevole giardino dell'hotel. Non ci muoveremo mai prima di mezzogiorno, ma così dev'essere: 4 giorni consecutivi di blocchi richiedono ritmi morbidi.
Il tempo è sempre splendido: visitiamo le distese di sabbia fine di Trois Pignons (Cul de Chien) e le più ombrose gole di Franchard (settori "Cuisiniere" e "Isatis").

La fauna è quanto mai eterogenea: tanto per fare un esempio, nello spazio di pochi metri quadrati capita di trovarsi di fianco Gabri Moroni, una funambolica comitiva di emiliani che scorrazzano per la foresta a suon di capriole e salti mortali, ed il novantaduenne Dadone (rigorosamente in tenuta da bleusard).

Le nostre punte di diamante sono il Pischiottà, partito con il profilo bassissimo ma inarrestabile una volta innescato, ed il Cap, acciaccato e cigolante ma sempre pronto a piazzare la zampata.
Anche il Granze non si tira indietro, e lotta come un leone su ogni blocco fino alla scarnificazione dei polpastrelli ed all'esplosione dei gomiti.

Il Pischiottà chiude un bellissimo blocco con uscita su pallone da calcio (così ho chiamato le lavorazioni a squame poligonali in bassorilievo che si trovano su molti sassi), applaudito da una platea illustre; Il Cap non si dà per vinto e con un colpo di coda lo stampa a sua volta, uscendo con la tecnica a granchio coricato.

Ma il vero momento clou spetta al Granze, 6 soli mesi di scalata alle spalle.
Siamo appollaiati in cima all'uscita di Ratplat, storico 7a+ su piatti con uscita insidiosa.
Un forte climber lo sta flashando ma proprio in uscita, preoccupato dall'incombenza del masso retrostante, sente l'ultimo svaso sfuggire lentamente dalle mani; a questo punto guarda il Granze e gli fa: "prendimi la mano".
Granze è incredulo ma lo afferra per un polso; contemporaneamente, dalla cima del sasso a fianco, arriva con un salto Gabri Moroni, prende il climber per l'altro braccio ed insieme lo issano.
Scena epica. Applausi.

Da ultimo, alcuni insegnamenti di vita scaturiti dalla vacanza:
- mai portare il Cap al centro commerciale: dopo le proteste iniziali abbiamo dovuto tirarlo fuori a forza);
- mai portare gli amici in vacanza con la macchina nuova: il Pischiottà ha dovuto chiudere in macchina tutta la notte un maiale affamato per eliminare i resti che gli abbiamo seminato ovunque (come ripulire poi le sconcezze del maiale è un'altra storia);
- mai più mangiare la famosa senape di Dijon (vedi foto a tema);
- se vuoi rimorchiare due tipe ma non ne sei del tutto convinto, un rutto è quello che ci vuole (by Granze);
- una frase saggia va sempre accompagnata da un grattamento di coglioni a braghe calate (by myself).

Lunedì mattina dobbiamo tornare, e optiamo per una sveglia antelucana: 8 e mezza (così scaliamo le ultime 3 orette). Granze guarda fuori dalla finestra e dice che è tutto ok.
Infatti diluvia. Eccerto, il Pischiottà pensa a tutto: pure il sole aveva prenotato.
Arrivederci, Blò. Alla prossima.

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