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Prima Uscita - Un tranquillo week-end di Paghera - 19-20/1/2002

Un tranquillo week-end di Paghera


SABATO:

Dopo la solita levataccia del cascatista, con annesso appuntamento in squallido parcheggio bordo autostrada, raggiungiamo compatti la val Paghera.
Il ghiaccio ivi residente non sta più nella pelle e decide di venirci incontro in forma di lastrone, placidamente disteso su 25 metri di asfalto appartenenti alla strada che congiunge la ridente località di Vezza d'Oglio con il fondo della Val Paghera, dove albergano le cascate.
Parte quindi la sagra delle catene, delle imprecazioni, dei tentativi, delle auto di traverso. Si vedono emergere nuovi talenti rallystici (Fabio ha probabilmente davanti un futuro come pilota di 4x4 oltre che di aerei); il risultato è che si perde un sacco di tempo. Già aleggia nell'aria il rientro al buio, tanto caro al nostro vice-direttore che sennó non si diverte.
Superato il lastrone e giunti al parcheggino indenni, puntiamo impavidi alla base della imponente cascata di Terrordactyl.
Una volta raggiunta la cascata, a mezzo di un esposto e dirupato sentierino che si snoda in una surreale valle completamente priva di neve, iniziamo subito a insegnare la geometria.
Il triangolo comincia da ora a turbare i sonni dei nostri allievi e li perseguiterà per tutto il corso (e oltre).
Il programma fila via liscio, non abbiamo nessuno sopra le corna quindi siamo fuori pericolo asteroidi ghiacciati. Eppure, qualche frigorifero in caduta libera passa ugualmente. Ad un più attento esame i bolidi risultano sganciati da un paio di scarponi da sci-alpinismo appartenenti ad un corsista.
Dopo anni di ricerche abbiamo finalmente trovato un erede del Dante, finalmente un trebbiatore di ghiaccio professionista che ci farà sognare come il suo predecessore, poi vilmente convertito (dopo due anni di insistenze e di lazzi) agli scarponi moderni in cuoio, come un fighetto qualunque.
La giornata si conclude con uno strudel prodotto da Francesca, ottimo anche in versione "semifreddo" e con il subodorato rientro al buio.
Il lastrone si ripresenta alla tenacia dei nostri pneumatici, stavolta in discesa. Alchè tutti rimettono le catene. Un branco di pavidi secondo Fabio, che però si adegua.

Raggiungiamo la casa del parco dell'adamello.
Il posto è carino e accogliente, con delle lussuose camerate da 8 con robusti letti a castello.
Robusti fino a un certo punto.
Il rallysta, tanto per fare subito amicizia con la direzione dell'ostello, ne sfonda uno. Per la precisione il letto di sopra del castello. Il quale letto, con rete e tutto, precipita su quello di sotto eliminando ogni forma di vita. E poi leggi sul giornale che la cascate di ghiaccio sono pericolose..... fortunatamente non c'era nessuno seduto di sotto.
Tuttavia il posto era destinato alla moglie del vandalo.
Insinuiamo? massì, insinuiamo!
L'albergatore ci spiega, "non è certo colpa sua.... sa, la settimana scorsa c'erano i ragazzini di una colonia....", segno sull'agenda: quando si prenota chiedere se per caso prima è passata una colonia di teppisti, visto che l'assicurazione CAI non copre i danni da reti del letto, stipiti, infissi, soppalchi ecc. ecc.

Ci dirigiamo poi verso il ristorantino tipico, in quel di Temù, che si rivela essere una tipica pizzeria.
Il piatto esotico pero' non manca, trattasi di un salume, precisamente un guanciale di provenienza sarda, emerso con stupore dei ristoratori dalle tasche di un corsista. Il quale corsista si è così guadagnato nell'ordine: il paradiso, la nostra eterna riconoscenza, l'usufrutto delle mie favolose picozze per tutta le durata del corso (si esclude l'usucapione) oltre al sospetto dei gestori della pizzeria e dei suini in genere.
Fabio lo ha nominato all'istante tenente colonnello con cerimonia solenne, subito dopo aver saputo che nelle sue tasche albergava ancora una mezza forma di pecorino, serbata per il giorno successivo.
Grazie. E' cosi che si vive, è così che si scala.

EXPLOIT: Il duo Francesca & Francesca raggiunge la vetta della cascata pagherauno, 150m I/3, senza l'aiuto dell'ossigeno. Infisso un gagliardetto del glorioso sodalizio.


DOMENICA:

Il mattino successivo ci confrontiamo di nuovo con il lastrone ghiacciato.
Insieme a noi altre 5 macchine piene di spicozzatori bresciani. Si preannuncia un temporale di scariche di ghiaccio.
Passiamo tutti abbastanza in fretta grazie all'esperienza del giorno precedente e a Fabio che passa senza catene, toccando i 170Km/h, fondendo così parte del ghiaccio e favorendo la salita degli altri mezzi.
Il commento di un bresciano la dice lunga sulla prestazione: "però senti le alfa, che rombo..." (sic).
Stipuliamo al parcheggio un trattato di non belligeranza con i bresciani, che ci consente incredibilmente di rimanere da soli al salto di base che porta alle cascate "lo scivolo" e "terrordactyl", praticamente al piano di sotto rispetto alla posizione del giorno prima.
Il salto si presenta bagnato fradicio e quindi decidiamo di risalirlo tutti con un tiro di corda e di tornare alla base del cascatone.
Da qui la giornata procede con esercizi di triangolo, di chiodatura, nella pratica della sottile arte dell'abalakov, nella ricerca della botta di culo tentando il recupero del chiodo e finalmente nella completa espletazione delle 4 posizioni base del kamasutra geometrico del triangolo. Concludiamo con la tecnica per il traverso e con un agile doppia verso il simpatico fiumetto ghiacciato che ci riporta in breve alle macchine. Quindi aridalli col lastrone: non so come sia andata nel dettaglio, ma so che il giorno dopo siamo ancora tutti vivi. Alé.
Da qui di nuovo, "per facili roccette", al marasma dei blocchi del traffico e delle targhe alterne: Milano.

EXPLOIT: Andrea "aspirina" Ferrario porta a termine il cascatone di terrordactyl, per un percorso che possiamo certamente gradare I/4; lo seguono 2 leggiadre donzelle, che però
spaccano il ghiaccio e ce lo lanciano in testa esattamente come lui e quindi ci chiediamo fino a che punto siano leggiadre.


Concludiano la relazione del weekend appena trascorso augurando un buon triangolo a tutti.
Alla prossima.

Marcello & Giorgio


P.S. A queste paginette sono ovviamente graditi anche i contributi provenienti da tutto il popolo della scuola di alpinismo Silvio Saglio, istruttori, allievi & aggregati.

APPENDICE:

Riporto un interessante e per certi versi comico dialogo tra un allievo e il vice svoltosi alla partenza della doppia finale:
<<
"ma com'è la sosta?", "ottima!";
"ma è su chiodi da roccia....?!", "si...";
"ma sono buoni?", " si, li ho controllati e ribattuti, sono ottimi";
(preoccupato) "ma devo scendere su 2 chiodi da roccia???!!", "beh.. si, perché?";
" ma saranno sicuri? mica mi fido..", " ma come?!! quado scendi su quelli da ghiaccio, magari su uno solo, o su un abalakov, non ti fai problemi e adesso ti preoccupi???"
>>

Alché apro una parentesi:
carissimi, chiariamo un punto, i chiodi da ghiaccio NONsono spit.
Con i chiodi da roccia si è fatta la storia dell'alpinismo. Se sono messi bene sono formidabili.
Le cascate NON sono falesie ghiacciate. OKKIO a confondere le due cose .....

VOTO 0/0/0/0 su scala 0-5

Data 17/3/2006