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Seconda Uscita - Valsavaranche - 26-27/1/2002

L'assalto di Cogne e la desolazione della Valsavaranche


SABATO:

Ci troviamo come al solito ad un ora improbabile in un posto triste di Milano, con effluvi di idrocarburi per colazione e puntiamo subito verso Cogne.
Fabio si presenta puntualissimo ma privo di ramponi, quindi torna a casa a prenderli; intanto noi partiamo, tanto ci raggiunge subito con l'alfa rombante.
Raggiunto il bar in piazzetta ci ritroviamo tra istruttori. Intendo tra istruttori e basta. Degli allievi nessuna traccia. Dopo poco arriva Fabio, che in teoria avrebbe dovuto essere l'ultimo, visto che era partito in ritardo. Quindi si impone la domanda: e tutti gli altri??
Gli altri le hanno tirate dritte tutte: chi il bivio per ivrea sulla MI-TO, chi l'uscita per Cogne, chi la curva prima del paese, chi una combinazione delle precedenti.
Nel frattempo noi sverniamo al bar, vedendo partire schiere di zappatori, ben sapendo di ritrovarceli poi sopra le corna in cascata.
Bravi tutti, la prossima volta tirate fuori una bella cartina e fatevi una pista di coca per rinvigorire l'attenzione al posto del cafferino della colazione, che evidentemente non basta.
Alla spicciolata gli allievi cominciano ad arrivare. Partiamo. Come mete Lilaz ,PatrÝ ,Acheronte e gran Vaal.
Lilaz risulta assediata da 18 (diciotto) crucchi guidalpinati che hanno steso una ragnatela di corde per la moulinette su ogni accesso alla cascata.
Bruno forza il blocco arditamente e io lo seguo.
╚ subito record: il primo tiro Ŕ percorso dalle nostre cordate appaiate in qualche manciata di secondi, sotto lo sguardo attonito di mezza carinzia.
Nella breccia aperta dall'indomito Bruno si infilano anche 3 cordate di bergamaschi, i quali ci mettono qualcosa di pi˙ a salire perchÚ si impegnano molto nel lasciare ai krauti
meno ghiaccio possibile. Uno di loro viene segnalato per la "piolet d'or" per ever centrato sul naso e sfigurato (con somma costernazione del fidanzato) la Tata.
Gli allievi risalgono il muretto sotto il fuoco nemico e giunti agli ultimi metri si esibiscono in meravigliosi agganci e delicate ramponate per evitare di finire nel tubo di flusso della cascata.
(bella esperienza quella di arrampicarsi su una cosa paragonabile alla crosta di cioccolato di un mottarello con la consapevolezza che se sfondi nel migliore dei casi fai la doccia).
Troviamo un accordo con i bergamaschi e proseguiamo pi˙ tranquilli.
Gli ultimi tiri della cascata ci regalano il sole e un tirello di roccia facile da fare senza ramponi.
In cima ci fermiamo a prendere il sole. A nessuno frega nulla di fare qualche moulinette in mezzo ai metalmeccanici della rhur, che ancora presidiano i primi tiri .... e poi sono all'ombra!!
Rientriamo al bar verso le 16.
E qui restiamo fino alle 20, in attesa di quelli che sono andati in Valnontey.
Una giornata al bar. Caro BarMax cosa non ti sei perso.....
Dalla valle rientrano dei fiorentini. Anche loro aspettano i nostri, gli hanno lasciato tutti i loro chiodi, per velocizzare le cordate, visto che su PatrÝ c'era la stassa affluenza di pubblico che al meazza
alla domenica.
<>
4 BD, 2 grivel con manettino, 3 laser.
Ci sorge il dubbio, non e' che quei laidi tirano in lungo per fregasi tutta 'sta mercanzia?
Passano le ore.
Il dubbio viene anche ai fiorentini che pigliano un ostaggio tra i nostri per cautelarsi.
Alla fine tutto si risolve bene grazie all'atteso rientro indenne di tutti, e allo scambio in campo aperto dei chiodi contro la Tata.
Sedati i tumulti seguiti ad affermazioni del tipo "ma non potevamo tenerci i chiodi?" puntiamo finalmente verso l'albergo e verso il cibo.
Avremmo mangiato il triplo di quello fornitoci, ma quest'anno inspiegabilmente i gestori erano un po' legnosetti.
Grandi assenti della giornata, ricordati con commozione e 1 minuto di raccoglimento, il Guanciale e il Pecorino.
Apposta una targa commemorativa sulla parete nord dell'albergo.

DOMENICA:

Dopo una calda notte di F÷en ci risvegliamo in una giornata veramente uggiosa. Vento caldo e pioggerellina.
Saliamo a vedere in valsavaranche. Il posto Ŕ desolato. La vallata, che negli anni normali Ŕ tapezzata di ghiaccio, adesso fa pietÓ,
molte colate mancano all'appello molte sono grigiastre e magre.
Ci dividiamo: chi su una cascatella a destra di Antares, chi tenta le placche di Rovenod, chi la cascata di Rovenod.
La cascata di Rovenod risulta intasata da 8 cordate, allora si opta saggiamente su una sua sorella a destra.
Alla fine la giornata riesce meglio del previsto. Tutti scalano il loro ghiacciolo.
Noi vicino ad antares scopriamo una colata di tutta tranquillitÓ , ma con un suo fascino particolare: un tiro di compatto ghiaccio dai riflessi verdi sormontato da una cupola di roccia.
Lo saliamo nel diedro che la roccia forma col ghiaccio, spaccando sul granito. Una colonnina in uscita alza un po' il grado, quel tanto da divertirsi.
Al rientro moulinette sul primo tiro: prove di chiodatura, salite senza picozze, salite su ghiaccio sottile e precario per imparare ad andare leggeri e vellutati.
Con noi un'aspiranteguidalpina, spompato da una settimana di corso guide che passa il tempo ad arrovellarsi per trovare il modo di fare una doppia con recupero dell'abalakov. Auguri.


Buon triangolo a tutti.
Alla prossima.

Marcello & Giorgio



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Data 17/3/2006