Scuola > Corso di Cascate > Archivio Uscite Pratiche > Commenti
Prima Uscita - Val Ferrera, Campsut - 18-19/1/2003

SABATO:

6.00am...
parcheggio de Agostini....
facce attonite si scambiano bollini autostradali svizzeri come altrove, in orari assai piu civili, si scambiano euro contro sostanze stupefacenti.
Finiti gli scambi partiamo tutti assieme e arriviamo alla spicciolata in quel di Campsut.
La tarrymobyl con a bordo la direzione, spinta da un potentissimo propulsore a metano arriva a destinazione alle 8.30; le cascate si presentano gonfie, azzurre e sgombre da ogni presenza animata. Siamo fieri della nostra scelta.
Attendiamo il resto della carovana.
Poco dopo spuntano tante auto zeppe di zaini, picozze, ramponi e relativi allegri cascatisti.
Peccato che siano tutti extracomunitari, di lingua crucca e zappatori. Siamo in compagnia di un corso svizzero? quello che è sicuro è che siamo in compagnia e numerosa.
Aspettando quelli che parlano la lingua giusta (che nel caso di Kata, Ivone e Fabrice è una affermazione relativa...) contiamo le persone che salgono alla base delle colate prima di noi: 14.
Alla fine partiamo anche noi alla volta del ghiaccio verso le 9.30. Le cascate sono occupate dalla folla di cui sopra, quindi optiamo per delle colate minori nelle immadiate vicinanze.
Punzecchiati da un gran bel freschino, partiamo con le demo sulla progressione della cordata/assicurazione, successivamente Guido ci introduce ai piaceri del triangolo, poi liberi tutti, parte la sagra della moulinette.
Gli allievi appaiono da subito tutti infoiati di ghiaccio e si lanciano voraci su tutte le corde disponibili.
Si distingue in particolare Fabrice, a cui il ghiaccio non basta, quindi si butta anche sul misto, risalendo 3 m di candelina a metá tra roccia e ghiaccio. Da notare anche alcuni tentativi su un probabile M8, oggi al di la delle posssibilitá, ma domani.... chissá.... Abbiamo degli allievi veramente advanced....!!!
Il sú e giú con le zappe termina come di consueto, a conclusione di una stupenda giornata in cui ha anche fatto capolino il sole, all'avvicinarsi del buio.
Rientriamo alle macchine e puntiamo verso il lussuoso albergo Genziana in quel di st. bernardino downtown. Il quale albergo si rivela una ex caserma per minatori del traforo, riattata a rifugio per sci alpinisti africani.
Scialpinisti perché il rifugio ne è pieno, africani perché il termometro nelle stanze segna 27 gradi celsius e rimarrá fisso così per tutta la notte.
Una sauna.
Oreste si presenta con professionale canestrino portabocce corredato di 6 fiaschi di bianco. Diamo subito la stura a una bottiglia interlocutoria in attesa della cena.
Nel frattempo il direttore incontra un suo collega di corso nazionale, di rientro dalla valle delle meraviglie, che gli propina come papabili per la giornata successiva alcune colate nella suddetta valle.
Ci assicura ghiaccio e solitudine. La direzione si fida, ansiosa di evitare la ressa prevista a campsut per la domenica.
Alle 19.30 saliamo in sala da pranzo in costume da bagno (il capo in accappatoio) assai poco fiduciosi sul destino dei nostri stomaci.
Ovviamente essendo in svizzera, le nostri peggiori previsioni si avverano e mangiamo piuttosto male. Lo sapevamo, era inutile illudersi.
Precisamente sotto il cartello (scritto solo in italiano) "È vietato consumare viveri propri in sala da pranzo", Orrest stappa la seconda boccia di bianco: "Tanto non se ne accorgono", dice.... se peró si considera che loro ci aveveno servito del rosso, o siamo in presenza di un miracolo alla sangue di san gennaro, oppure tiriamo a fottere. La cosa comunque passa liscia.
Il cibo è mediocre ma le porzioni sono abbondanti e tutti avanzano qualcosa; contestualmente tutti capiscono cosa ci portiamo dietro il vice a fare: alla fine della faccenda tutti i piatti sono ripuliti.
E' Giorgione un illusionista, o un ippopotamo?
Rientriamo nella sauna e puntiamo tutti verso le brande.
Il giro conclusivo per le camerate del direttore, rivela un particolare interessante.
Per concludere degnamente la spossante giornata "Er Capo" decide di concedersi dei rilassanti e defatiganti massaggi alla schiena. Ma a farli non e' il solito AlpMax munito di terzo attrezzo, ma una dolce allieva munita di olio di mandorla. La direzione protesta con veemanza per l'abuso di potere evidentemente esercitato da un istruttore (oltretutto in training), reclama lo ius primae noctis e chiede ufficialmente di essere messa in trainig per il prossimo anno.
Bravo Capo, son cose belle.

DOMENICA:

Tentiamo la valle delle meraviglie, belissima e ampia valle che si apre subito dopo l'uscita del tunnel del san bernardino.
Ci accolgono bunker militari, cartelli di divieto d'accesso e carri armati. Siamo in un poligono di tiro degli extracomunitari.
Ma sappiamo che nei weekend non sparano e qui siamo in svizzera, quindi ci fidiamo.
Ci inoltriamo nella valle alla ricerca del ghiaccio, ma quando lo troviamo inorridiamo: è poco!!!
non nel senso che è sottile, anzi, ma nel senso che la cascata è minuscola in dimensioni.
Ma ormai siamo qui......e siamo soli! e tali rimarremo per tutta la giornata.
Dunque attrezziamo 5 moulinettes (di piú non ce ne stanno), oltre a una su un bel candelone appena piú distante.
Alla fine la giornata sará comunque interessante, le linee di salita corte ma variegate e il candelone fará da banco di prova per i piú audaci.
Nel momento piú caldo della giornata, quello in cui il sole batte sulle colate, ci buttiamo sulle manovre: gli abalakov tengono, i chiodi si recuperano che è un piacere, saltano fuori dal ghiaccio roteando come pesciolini.
Tutto bene quindi.
Nel corso della giornata peró si devono purtroppo annotare nel registro degli accadimenti alcuni piccoli incidenti:
Un cospiquo blocco di ghiaccio colpisce Elena sulla schiena rendendole piú interessante la giornata,
una candela di ghiaccio gigante si stacca dalla colata e raggiunto il terreno insegue un Giorgione in fuga precipitosa per parecchi metri.
Attimi di paura, soprattuto per perseguitato Giorgione, ma nessun danno.
Jan si è procionizzato da solo, ovvero si è tirato in faccia una picozza colpendo l'occhiale e questo gli ha stampato la cerchiatura intorno all'occhio. Un bell'effetto da vedere.
Alla sera, poco prima di rientrare, Kata si lancia nuovamente sul candelone: forse la stanchezza forse la sfortuna, fanno si che una gamba vada in torsione con probabile excursus della rotula in luoghi che non gli sono propri.
"Niente problema, rotula esce spesso" il commento dell'infortunata.
Sembra comunque che il problema non sia serio, anche se a seguito di ulteriori indagini questo "esce spesso" risulta un filino esagerato. KATA VAI DA UN MEDICO!!!!

Da segnalare una novitá tecnica destinata ad accrescere culturalmente l'arte del cascatismo, introdotta da un nostro esimio istruttore.
Da oggi in poi i cascatisti potranno disporre di una nuova arma contro il rischio di bivacco in cima alla cascata: il Pantalakov, una ingegnosa variante del noto Abalakov, che permette di rimetterci la pelle in discesa senza troppi intoppi ed evita cosi' di dover patire una intera nottata di freddo in un buco nella neve.
Sappiamo bene che a taluni (vadi Kata) ció non interessa, ma a noi mediterranei l'invenzione risolve un antipatico e annoso problema.

La giornata si conclude in un gelido e ventoso bunker per carri armati, dove si caricano le macchine per il triste rientro nella solita milano dei blocchi totali del traffico.
Noi peró abbiamo respirato 2 giorni di aria pura profumata di ghiaccio.


Buon triangolo a tutti.
Alla prossima.

Marcello & Giorgio


P.S. A queste paginette sono ovviamente graditi anche i contributi provenienti da tutto il popolo della scuola di alpinismo Silvio Saglio, istruttori, allievi & aggregati.
Aggiornamenti dell'ultima ora:,

Oreste, il secondo giorno, disdegnata la piccozza con becca di selce rifilatagli da Dante, si distingue impugnando i tecnologici attrezzi der Capo e si entusiasma a tal punto da provare a salire anche senza dragonne.
Come cambiano i tempi..... l'Orrest dragless!!, chi lo avrebbe mai detto...

E a proposito di dragonne, da segnalare anche le prestigiose salite dragless di molti allievi; una particolare menzione merita Ivone, prima allieva dragless in assoluto, pioniera di questo mondo etico e avambracciuto.
En passant, colgo l'occasione di menzionare anche un penoso tentaivo dragless con zappe inadatte di BarMax, conclusosi con un inglorioso ginocchio sul ghiaccio per uscire da un cambio pendenza, ignobile atto da lui poi contrabbandato come fine e innovativo gesto tecnico. Vergogna.

VOTO 0/0/0/0 su scala 0-5

Data 17/3/2006