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Seconda Uscita - Val Paghera - 25-26/1/2003

Pagherismo spinto: ovvero come prendere d'assedio un'intera vallata e non sentirsi in colpa


SABATO:
La sveglia antelucana ci vede protagonisti di un appuntamento sonnacchioso ai piedi della torre Galbusera in quel di Agrate Brianza. Da qui impavidi ci dirigiamo verso la ridente Vezza d'Oglio.
La colazione a Edolo, non programmata, ci vede divisi in due bar adiacenti assolutamente ignari gli uni degli altri. Cominciamo bene....
La strada che porta alle cascate quest'anno si presenta priva di lastroni ghiacciati ma interrotta a 2/3 dalla neve, allungandoci così di qualche decina di minuti l'avicinamento alle agognate cascate; pazienza, siamo tutti rudi alpinisti tranne Pantani.
Momento zen per Guido che buca una ruota nel parcheggiare a bordo strada. Si preannuncia una discesa da panico con catene lasche su ruotino di servizio, magari al buio. Speriamo bene....
Intanto veniamo sorpassati da gipponi 4x4 carichi di zappatori tutti muniti di un preoccupante pile CAI, indice certo della presenza di un altro corso. Un sospetto della nostra immaginazione che si tradurrà in pesanti blocchi di ghiaccio della realtà di li a poco. Comunque tutti assalgono con ferocia le loro cascate, l'infoio è generale.
Da segnalare:
Bruno dragless con picche grivel nuovissime e fichissime. Il soprannome parla chiaro: Spaziale.
Marcellino, che trascina Kata su terrordactyl di destra, un grado 5- (detto anche quinto farlocco), ma comunque sempre quinto. Per Kata siamo alla prima cascata vera della vita.
Niente male come iniziazione...... Cercasi sesto farlocco per la prossima uscita.
Il rientro con il ruotino si servizio procede meglio del previsto e si trova anche il modo di riparare il danno in serata. Tutti scendono illesi dalla valle.
Alla sera siamo ospitati dalle simpatiche camerate della Casa del Parco dell'Adamello, mentre la cena la consumiamo (il verbo rende esattamente l'idea) in un ristorantello tipico consigliato da Adriano che si mostra all'altezza delle nostre fauci per quantità e qualità.
A fine serata, canestrello a sei colpi dell'Oreste e grappino conclusivo offerto dalla direzione.
Pantani rifacendo lo zaino stordito dalla fatica delle imprese compiute, ficca i suoi preziosissimi quanto nuovi guanti B.D. nello zaino di Bruno. Passerà la giornata successiva a dare del ladro tutti quelli che incontra.
Il passo successivo prevede tutti in branda, tranne la compagnia della lima.
Trattasi di un folto gruppetto di climber dediti in orari notturni alla raschia del ferro componente i loro attrezzi, a scopo affilatura punte. Si distinguono in questa allegra combriccola due figure di spicco.
Giorgione, che lima per la seconda volta le punte dei suoi rambo. La prima volta fu durante la grande crisi del '29. (millenovecento-29). Tempo stimato per l'operazione 45 min, imprecazioni 127.
Bruno, dotato di sapidissima e tecnologica limetta al diamante, che quando non fresa le picche rassetta casa, cucina e stira.
Fatto sta che ci assopiamo cullati da un soffuso e molteplice raspare (oltre a qualche madonna).

DOMENICA:
Sveglia presto per evitare gli zappatori delle domenica e colazione al baretto.
Qui avvenie lo scambio involontario di giacche a vento tra Valentina e Luca; il risultato è che Valentina, perplessa, si ritrova 2 taglie di piú e una macchina fotografica in tasca, mentre Luca vaga per la strada innevata della Vala Paghera, fermando sospettoso tutti quelli con la giaccca a vento rossa. E anche oggi cominciamo bene....
Giunti alle colate ci meravigliamo di non evere davanti nessuno. Siamo praticamente soli.
Allora, siccome al ghiaccio in testa ormai ci siamo affezionati, ce lo tiriamo da soli. Evviva!!
Vale viene colpita subito, appena messi i ramponi. La mazzata è di tutto rispetto e le pregiudicherà leggermente l'intera giornata. Se poi si considera l'insubordinazione di un rampone a metà di un tiro (hao', i ramponi der Capo nun so' fatti pe 'ste cose. Fa freddo, so' mazzate... noooo... meglio scenne, restá n'do zaino....) si ha il quadro delle vessazioni che la poverina ha sopportato stoicamente.
La giornata passa in un susseguirsi di triangoli e di cordate che si scambiano le cascate da salire.
Il CdC porta a casa terrordactyl in tutte le possibili varianti, lo scivolo, l'albero di natale di destra e sinistra, la goulottina, mazinga Z e la cascata del sentiero: ovvero tutte la cascate disponibili in valle.
C'è chi a fine giornata toalizzerà anche 3 salite. In particolare segnaliamo Kata, che con Bruno "mangia" lo "scivolo" e "mazinga Z", per finire con un tiro sghisante sulla cascata del sentiero, condotto appaiata con Ivone. Le due riescono anche ad azzuffarsi durante il tiro, per questioni di ghiaccio in testa e neve nel coppino. Son cose belle.
La kata-rotula ci è stata dentro (nel vero senso della parola), un pò meno la sua padrona, che alla fine qualche bella fionda l'ha messa in curriculum. Ma è tutta esperienza!!!
Riceviamo nel pomeriggo la visita di Alberto (ex corsista CdA) che si propone come fotografo ufficiale del CdC e immortala le fionde artistiche di Kata.
La giornata si conclude alle auto, al tramonto, in un sabba mistico. Oreste stappa e le pance vuote fanno il resto. Mezzo bicchiere di bianco a testa producono il seguente risultato.
Il Capo aziona l'autoradio e l'intero CdC, istruttori e allievi, ancora in pieno assetto di guerra si mette a ballare in cerchio. Il Capo conduce il sabba, istruendo l'Oreste sulle mosse da fare. Si conclude con i beach boys, Oreste surfa beato.
Alla faccia dei sacri valori dell'apinismo. Se ci becca la Commissione Centrale Scuole di Alpinismo e Sci-Alpinismo del CAI ci defenestra tutti.
Makissenefrega!
Per i più ardimentosi la serata si conclude a pasta aio e oio nella baita der Capo, in un posto imprecisato della brianza alcolica.

Buon triangolo a tutti.
Alla prossima.


Marcello & Giorgio


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Data 17/3/2006