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Terza Uscita - Val Daone - 8-9/2/2003

sebbene con una settimana netta di ritardo, causa impellenti motivi lavorativi dello scrivente (ebbene si, lavorano anche gli statali...), equeqquà il resoconto dell'ultima uscita del CdC :


La Val Daone, il sole, i cascatoni & la coppa del mondo allievi 2003


SABATO:
Del ritrovo a Milano, non vi parlo più, solito posto, solita ora, solito squallore.
Raggiungiamo il punto d'incontro in valle all'ora stabilita e ci accorgiamo che rispetto all'ora stabilita da tutti gli altri la nostra è tarda: attoniti vediamo salire intere carovane di 4x4 stipate di zappatori provenienti da ogni dove. Dal placido staziona anche un'altro corso cascate vicentino.... evviva!!
Ci demoralizziamo subito e cominciamo a pensare alle cascate più imbucate, sconosciute e con avvicinamenti da 4 ore, nelle speranza di stare soli. Bruno in particolare entra nel panico e scatta via con il suo allievo nel tentativo di stare davanti a tutti quegli unni, meta la regina del lago. Arrivato al parcheggio antistante il cascatone lo vede intasato di folla. Impreca cone solo lui sa fare e devia verso la strada che sale in valle, alla ricerca del ghiaccio incontaminato. Dopo una bella mezz'ora allo stesso parcheggio si presentano 3 agguerrite e ritardatarie cordate, che tirano in lungo puntando a placca multistrato, nella vaga speranza che nel frattempo le 4 cordate presenti alla base siano uscite dalla colata.
Il parcheggio intasato demoralizza anche noi ma tiriamo dritto. E facciamo bene, gli unni sono quelli del corso vicentino e si fermano tutti a fare moulinette, la regina del lago risulta intonsa, nessuno alla base. Quest'anno è anche perfettamente formata. Miracolo. E povero Bruno.... Ne saliano tutti i rami disponibili, e becchiamo anche un po' di sole.
Luca si becca anche un frigorifero in caduta libera sulla spalla, per gentile concessione di Dante che 10m più sopra decide improvvisamente di fagliene omaggio. Il poveretto di sotto essendo autoassicurato alla sosta come da manuale, non può nemmeno scansarlo e scalerà dolorante ma eroico per tutto il giorno. La regina ci concede un serie di meravigliosi cavolfiori e medusette, culminanti in due strapiombi successivi di grandissima soddisfazione. Conclude la betatitudine un tiro finale su delicato tubo di flusso, spesso 10cm alto 6m e largo 2m, sotto al quale si intravedono le onde e gli spruzzi dell'acqua imprigionata. La colonna sonora è rappresentata dal picchiettare delicato e sornione delle becche degli attrezzi e dal rumore dell'acqua della regina che scorre tumultuosa sotto. Son cose belle.
Ma gli strapiombi non ci son basatati, ne vogliamo di più.
Si impone infatti un giretto di perlustrazione alla struttura abbandonata della gara di coppa del mondo (IWC) tenutasi qualche settimana prima. La struttura è ancora in piedi e funzionale, il ghiaccio è buono.
Parte la sagra degli janiro. Eccoci tutti abbarbicati alle picozze (rigorosamente dragless) e appesi come pipistrelli ai tetti ghiacciati. Qui nella perfida direzione matura l'idea di una garetta conclusiva del corso, da tenersi il giorno successivo. E così sarà...!
Da segnalare in serata, negli agi dell'albergo, l'ivestitura solenne del trainer Aaron "ErCapo" a cavaliere della tavola rotonda del CdC: insieme con il rango di istruttore giunge tanto atteso anche il suo primo allievo per l'indomani. Felicitazioni. Un balordo in più per il prossimo anno....e mai, dico mai, la parola "balordo" è stata più azzeccata.

DOMENICA:
Questa volta anche i vicentini scalano, ci sarà da ridere.....
Alla fine peró tutti riusciranno a scalare senza troppi intoppi la propria cascata, spesso anche al sole. Miracolo II.
In particolare la direzione con MaxRossi, Vale & Kata sale "giazzo pazzo" in pieno sole; si scala in pile leggero, ci si abbronza, le picche entrano nel burro, le facce intorno sono da spiaggia. La prossima volta portiamo il costume da bagno. Meno estasiati 2 bergamaschi sotto, che si beccano il ghiaccio di kata sulla capoccia, e indispettiti se ne lamentano ad alta voce. Alché si beccano anche un bel vaffanculo, sempre dalla medesima. Grazie kata, per completare il quadro idilliaco ci mancava solo questo; che spelendida giornata!!

Quando tutti rientrano scatta la garetta.
Alcuni infami defezionano e rientrano a milano, ma il grosso rimane e combatte...... anzi dibatte.
Infatti si vedono scene agghiaccianti sugli appigliati strapiombi della struttura artificiale. Uomini e donne si dibattono come anguille all'amo pur di portare a casa i 5 metri stapiombanti del secondo percorso.
In effetti il primo percorso viene agevolmente superato da tutti, dimostrando l'alto profilo tecnico e fisico degli allievi di questo corso. Il secondo percorso peró, possedendo una bella pancia strapiombante a seguito di un'esile colonnina, si rivela tecnico e leggermente fisico. E miete le sue belle vittime. Da segnalare la prestazione di Jan (l'unico che lo conclude) e ancora di più quella di Fabrice. Quest'ultimo con questo tiro ci dimostra nell'ordine: di averne da buttare via, di tenere più allo spettacolo che alle vittoria, di non saper bene come si fa uno janiro ma di essere in grado di farlo comunque e ripetutamente.
In effetti il ragazzo ne produce 3 o 4, uno dietro l'altro, assolutamente inutili, a volte pure sbagliati, ma sommamente scenografici prima di stramazzare al suolo totalmente ghisato, senza nemmeno chiudere il percorso, quando invece avrebbe agevolmente potuto, evitando tutta quella scena e puntando maggiormente alla concretezza. Grazie.
Il terzo ed ultimo percorso prevedeva una prua di nave ghiacciata, alta circa 5m da risalire in aggancio, in simpatici buchi e buchetti presenti in loco. Chi piantava era perduto, non per vile regolamento ma per effetto della ghisa incombente. Impossibile restare fermi 10-15 secondi per divellere le picozza malauguratamente infissa. E qui la pompa del nostro francesino si è imposta alla faccia di tutte le tecniche. Unico a toccare la vetta. A onore del vero vanno lodati anche Jan per l'aggressiva tecnica dimostrata (anche se, si vedeva, gli avambracci erano andati sul circuito precedente) e Adriano giunto più in alto di tutti.
Insomma bravi tutti!!!
Segue classifica ufficiale:
1. parimerito: Jan, Fabrice
2. Adriano
3. parimerito: Kata, Massimo
4. Valentina
5. Ivone

A conclusione di questo resoconto stiliamo il "giudizio universale", ovvero, come ormai di consutudine, a fine corso esprimiamo un giudizio sull'apprendimento della tecnica da parte degli allievi.

Fabrice
La pompa certo non gli manca, la tecnica nemmeno, le picozze/ramponi ultimo grido già li possiede.... che dire..... buone scalate!!
Jan
Pacato apprezzatore di ristorantelli tipici, il nostro triangola con gusto e "savoir faire". In effetti pare apprezzare la colata che scala cosí come apprezzerebbe del buon vino, ma quando c'è da piantare la becca nel ghiaccio lo fa come se dovesse conficcarla nella capoccia del capo più infame. "Aplomb e sicurezza" potrebbe essere il suo marchio di fabbrica. E in ogni caso, va bene le cascate da scalare, ma comunque e sempre il vero posto del ghiaccio resta il biccchiere di whisky.
Adriano
Ecco un uomo a cui la tecnica a triangolo ha aperto un mondo di sublimi tentazioni. Dal primo giorno, in cui affrontava completamente omolaterale una colonnina in Val Paghera, sotto gli sguardi severi della direzione, all'ultimo, in cui andava in allegro bilanciamento esterno sotto la prua dell'ultimo circuito, i tempi son radicalmente cambiati, e in meglio. L'uomo è già un montanaro indefesso e lo vediamo proiettato verso immani cascatoni. Okkio alla pellaccia peró!!!
Kata
Mai ci fu dato di vedere un tale infoio per l'elemento ghiaccio. Siamo quasi preoccupati che la fanciulla non esageri. Il triangolo è talmente entrato nel repertorio gestuale che lo si vede anche aspettando l'autobus alla fermata. Manca la pompa per gli strapiombi bracciuti, ma non disperiamo che in poco tempo anche quella sarà al suo posto. Essendo poi che il personaggio ama gli avvicinamenti eterni, i posti selvaggi e i bivacchi sotto la neve, prevediamo cascatoni imbucatissimi e solitari, bivacchi alla base e del gran bel freddo tutto da patire, ricordando la cara Polonia.
Massimo
Anche qui ci sembra di essere di fronte qualcuno colpito dall'interesse per un mondo nuovo e siamo convinti che, con in mano la storia del triangolo, conscio delle proprie potenzialità e con un amico come marcellino, sia deciso anche ad esploralo a fondo. Buon viaggio nel ghiaccio verticale!
Valentina
Sebbene tradita più volte da infidi ramponi, i quali ne hanno fatte di tutte i colori: si sono svitati, sfilati, sganciati, e insomma ammutinati in tutti i modi, la fanciulla si avvia a divenire un'ottima geometra (nel senso del triangolo, mai mi sognerei di svilire il rango di uno dei pochi cerveli rientrati in italia, sia chiaro). Notiamo anche nell'ultima uscita una migliore e più salda infissione delle picozze nel ghiaccio, cosa assai importante specie durante i tiri da prima. Molto bene, son soddisfazioni.
Fabio
Se come ci è sembrato era alla ricerca di una tecnica adeguata ad affrontare le pareti ghiacciate delle alte quote, a nostro parere l'ha trovata e imparata. Forse l'unico appunto potrebbe essere una certa staticità nel'eseguzione dei movimenti, una certa mancanza nella lettura del ghiaccio.... Peccato per la defezione alla gara; lo avremmo visto volentieri cimentarsi con il ghiaccio strapiombante, quello che costrige a movimenti assurdi e liberatori.
Ivone
Un ottimo talento per il triangolo accompagnerà questa indomita scalatrice fin sui ghiacci di scozia, nei pressi della sua prossima meta lavorativa. Ma se il ghiaccio scozzese è fantastico per le sua consistenza spugnosa (addio odiose lenti) risulta sovente sottile e cariato. Attenzione quindi alle protezioni, spesso aleatorie o inesistenti e alla meteo, sempre instabile e piovosa.
Elena
Dopo la mazzata sulla schena iniziale si è ripresa alla grande. Per sopperire al meglio a una certa carenza di forza, escogita agganci paurosi, ineccepibili triangoli e movimenti da contorsionista. Tutto molto bello da vedere e anche efficace. Attenzione però a trasportarlo invariato su di un tiro da prima. Le fionde in agguato nei due casi sono di carattere nettamente diverso. OKKIO!!!
Luca
Ecco un caso di folgorazione estetica. Il ragazzo è stato folgorato dall'elemento ghiaccio, ma questa infatuazione non ha sortito come nel caso di kata un infoio generale teso all'azione immediata, al contrario una tensione estetica, un gusto intellettuale per la sglissa traslucida. Ci aspettiamo un futuro di cascate di ricerca: gemme nascoste, dalle forme scultoree, al sole, nel cinguettio di una primavera (pericolosamente) incipiente.

Buon triangolo a tutti.
Marcello & Giorgio

P.S. A queste paginette sono ovviamente graditi anche i contributi provenienti da tutto il popolo della scuola di alpinismo Silvio Saglio, istruttori, allievi & aggregati.

Riceviamo e volentieri publichiamo qui di seguito il contributo di Jan.

<< Per Valentina, Fabrice, Kata e Jan l'avventura verso la Val Daone comincia poco dopo Brescia, quando a bordo del potente idrovolante di Fabrice smarriamo la strada e giriamo in tondo ammirando le assurde indicazioni stradali del bresciano. Per fortuna, mentre tutti in auto perdono la testa, Jan rimane freddo e calmo, anche perchè sta dormendo da un'ora e si sveglierà solo al bar della colazione.
Al sabato, Jan sale Macchu Picchu con Max Rossi, mentre sopra di loro lo Spaziale viene tradito dalle nuovissime, scintillanti superpiccozze Grivel che cadono con allentamento di una becca.
Lo Spaziale giura di non farsi piu' abbindolare dal consumismo alpinistico e di correre a comprare le nuove, strafighe Naja Cup. il Max Rossi, aspirante guida alpina, sul sentiero del ritorno trasforma Jan in cliente e si esercita a portarlo al guinzaglio mentre si ravana al sole verso il fondovalle. In conclusione, moulinette su muretto di cristallo montata da Max dopo una ardimentosa scalata su ghiaccio inesistente e lancio di quintali di neve su Ivone, Bruno e Jan. Si scende a valle fermandosi al ragno artificale della coppa di ghiaccio, dove gli istruttori con occhi spiritati di contorcono appesi a testa in giu, imitati da qualche allievo.
Cena: si mangia, male e abbondante, ma qui non eravamo in Italia, la terra dei sapori?
Ad allietarci lo spettacolo dell'investitura di Aaron, nominato istruttore a colpi (non abastanza forti) di piccozza. Dopocena grande tombola dell'istruttore!, Gli allievi si disputano l'istruttore piu' figo/bravo/sexy/nuovo mentre al tavolo accanto un militaresco corso di cascate vicentino fa l'appello sull'attenti: poveretti, tutti maschi.
Cena nelle camere confortevolmente fredde del Placido, per non perdere l'abitudine.
Domenica Jan si accoda al Dante, che sorpassa inesorabile una legione di barbari zappatori e con una elegante linea di salita si smarca dal primo, grottesco tiro di Ribor: mentre si fa sicura assistiamo a scene pazzesche dei barbari: piccozze che cadono, altre che rimangono solidamente infisse mentre il proprietario scivola giù in moulinette, un secondo con 50+60 metri di corda che alla fine fa sfilare il capo della corda da 50 e assicura il primo ancora per 10 metri su una sola mezza; coulisse, visiere di plexiglas, nemmeno uno, dico un triangolo, grappoli di dry-tooler appesi a un albero.
Di ritorno di buon'ora con Virgilio, Dante e Luca si decide di evitare i perfidi panini di Placido per puntare sul baretto poco sotto: scelta premiata da piatti di formaggio fritto, speck e birre servite da una graziosa cameriera. Il posto ha una buona cucina, è frequentato solo da locali non ghiacciatori e hanno anche una casa da affittare per il fine settimana.
Sazi e riposati ci avviamo verso il ragno di ghiaccio della coppa di scalata. >>



VOTO 0/0/0/0 su scala 0-5

Data 17/3/2006